domenica, 09 aprile 2006

Un po' come Sting

Non so se vi ricordate, ma qualche anno fa Sting si travestì da barbone e si mise a cantare nella stazione di una metropolitana di Londra, restando pressoché ignorato dai passanti e ricavando un gruzzoletto pressoché ridicolo.

Oggi, involontariamente, mi sono trovato più o meno nella stessa condizione e ho verificato quanto quella che nel caso di Sting si poteva bonariamente tacciare per 'indifferenza' sia qualcosa di ben più serio e triste.

Insomma, salto le premesse che trovate nel mio post odierno su Treggitalia  e mi riallaccio al momento in cui sto compilando la richiesta di bonus (dopo l'ennesimo ritardo di 40 minuti del treno) sulla fotocopia dl modulo, priva di busta che mi è stata rifilata alla biglietteria. Faccio in tempo a scrivere cognome e nome che la penna non scrive più....  Mi è sembrato assolutamente naturale provare a chiedere a qualcuno degli astanti se mi prestava una penna per i 30 secondi necessari a completare il modulo. Qui è iniziata un'esperienza degna delle migliori puntate di 'Candid Camera'.

Ritengo di vestirmi in modo presentabile, di essere mediamente gentile ed educato e di non avere un aspetto né stravolto né delinquenziale. Però.... come mi avvicinavo a qualcuno, già colui o colei mi guardava con aria o da "Pietà... non ti ho fatto niente di male" e comunque cercava di evitare il contatto, o, più spesso, col tono da "Levati dai piedi e non rompere, brutto pezzente!" Il culmine è stato toccato con una coppia di tranquille signore sedute in sala di aspetto, una delle quali si stava prestando almeno ad aprire la borsa per vedere se aveva una penna, e mi sembrava che avesse anche detto che sapeva di averla, quando l'altra, inorridita al gesto 'imprudente' dell'amica, interveniva, come a suggerire, dicendo "Mi spiace ma ho cambiato borsa oggi e non ho penne". Al che, anche l'altra, cogliendo al volo il suggerimento, dichiarava "Sì, anch'io ho cambiato borsa: non ce l'ho neanche io".

A quel punto mi sono reso conto che non sarei stato in grado di fare un'ulteriore richiesta col tono gentile e dimesso che, almeno mi pare, avevo usato fino a quel momento, ma che avrei preso per il collo il primo malcapitato, e ho quindi deciso di soprassedere, andando in tabaccheria ed ottenendo di usare le penne utilizzate per compilare le schedine del Totocalcio per finire l'opera.

Ho trovato l'atteggiamento generale della gente qualcosa di infinitamente triste..........

postato da: vagab alle ore 09/04/2006 01:16 | Permalink | commenti (8)
categoria:paura, treni, ritardi
lunedì, 03 aprile 2006
Via Emilia, sabato sera. Direzione Fuori Orario per il concerto dei Mercanti di Liquore.
Ponte sul fiume Enza, dove erano in corso le ricerche del corpicino di Tommaso: sembrava che ci fosse una partita di calcio.. parcheggio selvaggio, coda chilometrica, gente che faceva di tutto per passare davanti al furgone delle tv locali per farsi intervistare e poter dire: "sono andato in TV". Mancava solo il venditore di panini con la porchetta, che ha avuto il buon gusto (e lo scarso senso degli affari) di mettersi, come preventivato, all'uscita del Fuori Orario.
Non ho parole....

A proposito, il concerto, iniziato col locale semivuoto per le cause sopraccitate, ma poi terminato col locale strapieno dopo 2 ore abbondanti, e' stato uno dei migliori del gruppo a cui abbia assistito.
postato da: vagab alle ore 03/04/2006 11:11 | Permalink | commenti
categoria:delitti
sabato, 01 aprile 2006

Da tre metri sopra il cielo a due metri sotto terra

Mi rendo conto che il titolo del post possa essere visto come una battuta di pessimo, ma davvero pessimo, gusto. Pertanto, voglio che sia chiaro che non c'è alcun sarcasmo nel titolo, ma solo costernazione e rabbia.

Per chi avesse solo distrattamente seguito il poco spazio dedicato dai TG nazionali alla notizia (meglio così che col delitto di Cogne, comunque...) in un tranquillo paesino qui nei paraggi una diciassettenne di buona famiglia è andata ad un appuntamento con un ragazzo 'difficile', poco più che coetaneo, conosciuto da sempre, che, senza essere sotto gli effetti né della droga né dell'alcool (così pare, almeno) l'ha strangolata per poi infierire con 150 coltellate sul suo corpo. Non contento di ciò, il tipo ha poi freddato con un colpo in testa (aveva il porto di pistola per tiro a segno, negato dapprima dalla questura ma poi concesso dal TAR cui aveva fatto ricorso) l'autista del taxi che aveva chiamato per tornare a casa (la dinamica è molto più complicata, in realtà, ma l'essenza dei fatti resta).

Al di là dei mille commenti che si possono fare su una vicenda del genere, sulla follia o meno del ragazzo, sull'"imprudenza" della ragazza, sui mille lati oscuri che restano nella storia, la cosa che mi ha sinceramente colpito di più, e non poco, è la somiglianza dell'antefatto alla vicenda raccontata in "Tre metri sopra il cielo".

Breve inciso: sarà l'età... ma a me devo dire che il best-seller di Moccia non solo ha detto poco o niente, ma ha pure messo tristezza. Come in troppi film italiani, anche nel libro di Moccia si descrivono ambienti squallidi in cui ci sono personaggi negativi (nel libro tutti gli adulti e una buona parte di figli) che finiscono per coinvolgere anche i personaggi più neutri (non mi sento di definirli positivi), senza che alla fine si intraveda alcuna traccia di redenzione o di insegnamenti costruttivi derivati dell'esperienza.

A parte questo (de gustibus...), l'immagine, assolutamente nitida e, a posteriori, drammatica, che mi ha suggerito il racconto del fatto di sangue è quella della ragazzina che esce dalla sua stanza in cui campeggia il poster del libro/film, dice alla nonna che esce un attimo per andare in parrocchia e, immedesimandosi in quella che per alcune decine o centinaia di migliaia di giovani lettori del libro è un'eroina, si reca all'appuntamento con la persona che qualunque genitore vorrebbe avere ad anni luce dalla propria figlia... purtroppo con gli esiti che sappiamo e che, fortunatamente, in migliaia di altri casi simili non sono certo drammatici (anzi, magari anche molto più positivi per entrambi che nel libro di Moccia!).

Non sono padre, non mi pare di essere 'bacchettone', non credo di assumere mai atteggiamenti censori (e nemmeno, del resto, incensatori) nei confronti delle azioni altrui, ritenendo che 'quasi' tutto abbia una sua giustificazione e possa anche avere una sua valenza positiva e una sua ragione di far parte del bagaglio di esperienza che ciascuno di noi si costruisce, spesso sconsideratamente affrontando, e quasi sempre scampando, mille pericoli e insidie. Tuttavia, la vicenda non ha fatto altro che far riemergere e amplificare quel disagio che ho provato leggendo il libro di Moccia. Sinceramente non mi riconosco troppo in questo mio atteggiamento, e sono comunque il primo a stupirmi di questa reazione.

Ho sentito comunque così forte e immediato il collegamento tra il fatto di cronaca e il libro che mi sto chiedendo come ha reagito l'autore stesso e se ha provato lo stesso disagio, o se lo proverebbe, se venisse a sapere della vicenda.

Mi sono anche detto che sarebbe stato facile chiederglielo; infatti ho, giustamente, immaginato che chi scrive un libro sugli adolescenti non potesse non avere anche un blog. Detto fatto, Google mi scodella 'Tre metri sopra il cielo': il blog di Federico Moccia. Che si presenta subito bene, col post odierno che chiede ai lettori di suggerire storie che possano essere utilizzate per la prossima serie televisiva (oddio lo stomaco..) derivata dalle vicende che si svolgono intorno ai protagonisti del libro. Esiste comunque la possibilità di inviare commenti e ci provo.

1) I commenti si possono scrivere, ma sono accuratamente filtrati e pubblicati soltanto se approvati dall'autore. Per la domanda che intendevo fare, forse meglio. Comunque preferisco la scelta di Splinder di concedere al proprietario del blog la cancellazione del commento. Accetto però, anche se a malincuore, la cosa e proseguo.

2) I commenti non possono essere anonimi. Si devono inserire nome e indirizzo email, OBBLIGATORI. Anche qui, ancora a malincuore, accetto che ci possa essere un minimo di controllo sugli accessi e sui commenti, concessione che però ritiro IMMEDIATAMENTE quando scopro, nella classica nota sul trattamento dei dati personali, che:

3) La Feltrinelli POTRA' usare i dati (OBBLIGATORI) per DISTRIBUIRE MATERIALE PROMOZIONALE!!!!!

Mi tengo la mia curiosità, elevo all'ennesima potenza il mio giudizio su Moccia e ciò che scrive e faccio anche un bell'applauso alla Feltrinelli, per aver davvero capito l'essenza dei blog.....

postato da: vagab alle ore 01/04/2006 01:26 | Permalink | commenti
categoria:tre metri sopra il cielo, delitti, adolescenti
martedì, 14 marzo 2006

NON SIAMO MICA ARTERIOSCLEROTICI!

E' la prima cosa che mi è venuta in mente durante il 'titanico' scontro Prodi-Berlusconi...

Insomma, se dovessi dire cosa mi ricordo di quello che è stato detto (pochi secondi dopo la fine) risponderei:" Quello che sapevo già...." e cioè tutto ciò che di male è stato fatto durante il governo Berlusconi e nei precedenti Prodi-D'Alema.

Nuvoloni di fumo da entrambe le parti sul futuro, tanta bella (e straovvia) teoria.

Nessuno che abbia detto "siamo in difficoltà, dobbiamo rimboccarci le maniche", Berlusconi per ovvi motivi, Prodi per nascondere che comunque dei sacrifici bisognerà farli e quindi essere impopolare.

Il tutto in un clima e in una sceneggiatura da ospedale, con un odore latente di disinfettante e di asetticità totale. Insomma, 90 minuti insipidi e inutili. Quasi quasi, meglio una bella scazzottata Mussolini-Belillo (si chiamava così la ministro-pugile ?) o un bel litigio Mussolini(sempre lei!)-Luxuria.....   o una sana partita di calcio, in cui alla fine almeno si sa chi ha vinto o se è finita pari in modo oggettivo, anche se poi il solito branco di microcefali continua a discutere per giorni su come sarebbe dovuta andare se....   Però domani l'Auditel, e RaiUno, gioiranno.

Commento a freddo, forse qualunquista, ma almeno mi ha fatto tornare a scrivere sul blog dopo tanto tempo...

postato da: vagab alle ore 14/03/2006 23:48 | Permalink | commenti (1)
categoria:carciofi, berlusconi, prodi
martedì, 17 gennaio 2006

Una giornata da pendolare (in treno)

Cara Kay e cari pendolari come lei,

come vi capisco!

Breve cronaca della giornata odierna fatta da chi, se Dio vuole, almeno per lavoro, di solito o se ne sta a 10 minuti da casa o va a mille miglia dalla stessa.... a parte rare occasioni, come oggi, per l'appunto.

In breve:

ANDATA

Quasi bene, però già fa capire che nell'aria qualcosa che non va c'è.

Prima arriva l'ex interregionale che, fino all'introduzione del nuovo orario, mi avrebbe portato tranquillamente a destinazione con al più 10 minuti di ritardo, però adesso è stato declassato a regionale e si ferma giusto prima del confine. Scende un collega che, lui sì, è pendolare ma che, per fortuna sua, risiede entro il territorio regionale e non risente troppo dei cambiamenti. Incontrandomi, mi chiede se il mio treno ha problemi perché ha visto ritardi diffusi di oltre mezz'ora. Lo tranquillizzo e controllo la mia prenotazione sull' Intercity (plus), ormai inevitabile per andare 'oltre frontiera'. Sono in possesso della prenotazione di un posto nella carrozza 11.

Meraviglia delle meraviglie, il treno, ancor prima di essere annunciato, arriva in stazione in perfetto orario: si ferma davanti a me la carrozza 8. A colpo d'occhio, da un lato ci sono circa sette carrozze, dall'altro tre.... no, la terza è il locomotore...

Uso le dita come si faceva da piccoli: una mano più pollice, indice, medio fanno 8, più l'anulare 9 e più il mignolo 10... poi le dita finiscono, e anche le carrozze! Sta giusto scendendo il capotreno, a cui chiedo della carozza 'fantasma', per la quale sono il fortunato possessore del biglietto serie AN 3103478, venduto via Internet, con prenotazione del posto 54.

E quale carrozza fantasma! Con disarmante tranquillità risponde che "oggi la carrozza 10 fa le veci della 11, veda se trova posto.....".

Posto ce n'è.... e, salvo il pittoresco intermezzo, tutto fila liscio.

RITORNO

Partenza da una di quelle stazioncine metropolitane di periferia che non si meritano neanche un bigliettaio, né una biglietteria automatica di quelle che danno anche gli orari.... solo macchinetta per biglietti locali. Prevista una prima tratta di circa 12 minuti con un treno che si forma lì, seguita da un nostalgico viaggio su un interregionale sopravvissuto alla strage, con tempo per il cambio di 15 minuti... roba da bambini!

Sul binario su cui era annunciato il treno delle 18.07 che dovevo prendere arriva in orario un convoglio. Trattasi tuttavia del treno delle 18.27, ad onta del tabellone che insiste a sostenere che sia proprio quello delle 18.07 su cui devo salire. Ben due ferrovieri piuttosto nervosetti ribadiscono che il tabellone ha preso un abbaglio (o è pilotato dal solito carciofo amico di Kay).

In realtà, c'è un foglietto sul tabellone con un disclaimer  "Prove tecniche: le informazioni visualizzate potrebbero non essere atendibili". Adesso mi sento meglio..... anche se penso che, se proprio devono fare delle prove, potrebbero visualizzare indicazioni su partenze per Giove e Marte, invece di informazioni 'quasi reali'! E intanto siamo già 5 minuti in ritardo e il margine per la coincidenza si assottiglia.

Arriva un treno sul binario accanto, mezzo spento, e resta a porte chiuse. Sale uno dei due ferrovieri nervosetti di prima, richiude la porta e se lo percorre tutto, restando inghiottito dal treno.

Passano altri 10 minuti (coincidenza saltata.... e gelo che entra nelle ossa) e si apre una porta nel vagone di testa. Qualche temerario, tra cui il sottoscritto, si avvia ad esplorare il fatiscente e tuttora parzialmente tenebroso convoglio. Temperatura di un paio di gradi inferiore rispetto all'esterno (sono forse carrozze freezer riadattate ?), nervosismo che serpeggia, seguito dalla rassegnazione di chi, noncurante del buio e del freddo, nonché delle porte tuttora chiuse, si siede ugualmente nella fatale attesa della partenza (e di Godot...).

Tenuto conto che devo ripianificare il viaggio, e che il raffreddore l'ho già avuto durante la settimana di Natale, torno indietro a cercare l'unica porta aperta da cui ero entrato, ma nel frattempo è stata richiusa. Una ragazza accanto a me inizia a martellare sulla porta e ottiene la libertà per tutti i prigionieri, già una grande conquista, anche se viene comunque negata ogni ulteriore informazione.

Cerco invano qualcuno che mi dica come posso fare a tornare a casa senza dover chiamare l'892892 e prosciugare contestualmente il credito del telefonino, ma nessuno sa darmi informazioni sugli orari. Solo il capotreno di un treno fermo al binario mi dice che se voglio posso prendere anche quello, ma parte dopo venti minuti e poi non sa indicarmi quando posso sperare di trovare una coincidenza. Mah... una volta i loro bravi orarietti in formato cartaceo i capitreno che si rispettavano ce li avevano in tasca....

Dopo altri dieci minuti di vani tentativi (anche il tabellone delle partenze è in stile Bignami e al più indica 'ferma in tutte le stazioni', cosa utilissima per uno che non ha la minima idea di quali siano 'TUTTE quelle STAZIONI', visto che quella verso cui sarei diretto non coincide con nessuna delle destinazioni finali), ritrovo il capoterno di prima che mi accoglie come se fossi un vecchio amico e mi dice che sì, a quel punto mi conviene prendere quel treno lì.

Detto fatto.... arrivo puntuale (ma col treno dopo, e quindi con mezz'ora di ritardo) e mi precipito a cercare l'agognata coincidenza. C'è mezz'ora dopo. Faccio due conti, anche con lo stomaco, e decido di fare uno spuntino nell'attesa.

Il tempo di mangiare un trancio di pizza e mi dirigo verso il binario dove è previsto il mio treno, controllando, più per scrupolo che per altro, che sia confermato (il binario, mica il treno....). Accanto all'indicazione del treno è apparsa nel frattempo una scritta rossa: 'SOPPRESSO'!

Con la parte inferiore del corpo sensibilmente 'appesantita' (due p.... così, per chi non avesse colto l'eufemismo) vado verso la biglietteria (che qui almeno c'è) a chiedere informazioni. Sono ancora in coda quando un carciofo parlante annuncia che l'Intercity XYZ farà straordinariamente sosta lì per caricare i malcapitati orfani del treno (venghino... siore e siori...) e che per l'occasione farà anche le fermate che avrebbe fatto il treno soppresso, trasformandosi di fatto in un Interregionale e quindi senza necessità di pagamento di supplemento. Beh... almeno quello.... egoisticamente approvo, senza tuttavia che la mia approvazione, immagino, sia condivisa da coloro che avevano comprato un biglietto per quello che doveva essere un Intercity senza prenotare e non potranno quindi neanche ottenere il bonus di rimborso! Tornando all'annuncio della sostituzione, comunque, il carciofo parlante di cui sopra del treno sostitutivo annuncia solo la sigla e la destinazione finale, senza specificarne l'orario. In effetti, non essendo prevista quella fermata, non è prevista neanche l'ora di arrivo... Però almeno un aiutino potrebbero darlo!

E qui scatta la fusione (leggasi congelamento, col freddoche c'è) dei pochi neuroni rimasti sani. Vedo sul tabellone delle partenze che c'è un Intercity  40 minuti dopo e mi convinco (ovviamente non è così, poiché di lì non doveva passare) che sia quello che aspetto, e decido di completare la cena con un altro panino, visto che, a casa, prima delle 22 non ci arrivo.

Sarà il caldo del bar, sarà il panino, in breve rinsavisco e mi rendo conto che, forse, mentre mi abbuffavo, nel frattempo è passato l'Intercity che aspettavo... corsa precipitosa verso la biglietteria, prima piena di gente e ora deserta in modo agghiacciante, dove carciofo2 mi dice che se il mio treno è già stato annunciato più volte e al binario non c'è più, purtroppo 'sarà già partito'....

Mi sento imbecille una volta per l'errore, e due volte quando mi viene confermato che se prendo l'Intercity che era previsto che passasse di là, OVVIAMENTE devo pagare anche il supplemento. Cosa che faccio quando ormai avrei bisogno della classica carriola (per trasportare le p.... di cui sopra). Ho appena fatto in tempo a pagare il supplemento e a uscire dalla biglietteria, che l'Intercity sostitutivo viene annunciato in arrivo. Imprecazioni (udibili chiaramente entro un ampio raggio) verso carciofo2, corsa forsennata al binario e, finalmente, eccomi comodamente in piedi appena fuori dalla porta del corridoio, ma almeno diretto verso casa.

Alla prima stazione scendono quasi tutti e mi siedo anche.... arrivando solo 90 minuti dopo l'ora prevista in origine.

Conclusioni:

1. se potete, lavorate sotto casa o, meglio ancora, in casa vostra direttamente

2. se proprio dovete andare a lavorare, fatelo in un posto raggiungibile con, o almeno ANCHE CON, un bus.

3. se i macchinisti del trasporto regionale scioperano avranno delle ottime ragioni, però chi non è macchinista e lavora, almeno si documenti su ciò che accade, quantomeno a 3 binari di distanza dalla sua biglietteria!

4. Tutto quanto ho raccontato, almeno per il ritorno, non si è svolto nelle stazioni di due paesini sperduti dove passa solo il trenino del Nescafé di buona memoria, ma a Milano.....

postato da: vagab alle ore 17/01/2006 00:13 | Permalink | commenti (1)
categoria:lavoro, carciofi, treni, ritardi
giovedì, 05 gennaio 2006

Il Boss (30 anni dopo)

Ah, sì.... ci sono. A volte capita. Non sono un tipo da blog, mi piace più osservare e farmi raccontare che raccontare. A raccontare si rischia di dire cose che già il giorno dopo non si sentono più come vere e che invece (scripta manent!) ti tocca vedere immortalate ... lì che ti ricordano che sei stato proprio tu a pensarle e a scriverle.

A parte questo, come ho detto nel (telegrafico) post inaugurale, sono spesso in giro, fisicamente e mentalmente, e ripasso raramente dal via per ritirare le 10000 lire (o erano mille? quanti anni sono passati dal'ultima volta che ho giocato a Monopoli ?) e fare il punto... Beh stasera è una di quelle rare occasioni, stimolata dal regalo di Natale che mi sono fatto, dopo averci a lungo meditato, in realtà, perché in fondo è una bieca operazione commerciale. Ma tant'è, il cofanetto con 'Born to Run' rimasterizzato con tanto di DVD del primo concerto europeo del Boss e relativo documentario è un documento, quantomeno a livello personale, di importanza non indifferente, per vari motivi:

  • Born to Run ce l'avevo solo in una tarda edizione in vinile, stampata da matrici ormai logore di 10 anni di attività e, sinceramente, quantomeno discutibile quanto a qualità sonora (non che la buona vecchia CBS, prima di essere fagocitata dalla Sony, si fosse mai distinta particolarmente per qualità di incisione, quindi si può immaginare come sia la ristampa della ristampa...)
  • il cofanetto esce nel 30mo (TRENTESIMO!) anniversario dell'uscita di Born to Run, e questo comporta inevitabili meditazioni filosofico/esistenziali
  • lo ammetto, non sono uno Springsteeniano della prima ora, Born to Run (il singolo) mi ha folgorato sulla via di Damasco alla sua uscita, quando il rock era quanto di più lontano ci fosse da ciò che ascoltavo (gli anni 70 sono anche il periodo d'oro della disco music e dei cantautori italiani, tanto per non far torto a nessuno) e, quindi, già il long playing l'ho conosciuto 'bene' solo dopo essere passato, qualche anno dopo, da 'The River' (saltando a pié pari 'Darkness on the Edge of Town' recuperato 'postumo') ma, soprattutto, dal clamoroso concerto di Milano del 1984, mia prima esperienza Springsteeniana live (di 4) e personale (e, mi sa di molti altri) pietra miliare musicale ed 'esistenziale'.

Insomma, mi sono appena guardato il concerto contenuto nel cofanetto e sono nello stato di ebbrezza/distacco dalla realtà tipico del post-concerto (del Boss, quantomeno...). Le orecchie non fischiano, a mezzanotte non posso sparare tutta la potenza del mio stereo, recentemente 'upgradato' (o 'degradato', per i puristi) ad home theater acquistando i componenti più disparati su Ebay  e da rigattieri audio che costituiscono uno dei miei 'templi della nostalgia'.  E, comunque, anche se lo facessi le orecchie non correrebbero gli stessi rischi di danni permanenti che corrono ai megaconcerti dal vivo. Però ci sono tante altre cose che fanno comunque fischiare le orecchie....

Considerazioni storico/sociologiche:

  • il rock di fine anni 60 - inizi anni 70 era la terza persona della trinità sex-drugs-rock and roll. Springsteen crea, o rende popolare, un rock di stampo neo-realista. La musica del Boss esorcizza la realtà, o consente l'evasione dalla realtà, perché alla base di tutto c'è comunque la voglia di divertirsi (siamo o non siamo verso la fine degli anni '70?) , raccontando la vita di tutti i giorni, nei suoi aspetti anche più squallidi, crudi e banali; non raccontando di paradisi artificiali o sentendo la necessità di trasgredire ad ogni costo. Qualcuno dirà che Dylan, Guthrie ecc. c'erano già da tempo, ma Dylan era già un capitolo a parte della storia della musica, che si era ANCHE cimentato col rock, e non era certo inquadrabile in modo stretto in tale ambito, tantomeno Guthrie e gli altri 'menestrelli'. Dylan ha scritto grandi canzoni e grandi testi, cantati anche in forma rock; Springsteen ha fatto grande (per non esagerare, ottimo ?) rock and roll, incidentalmente anche con ottimi testi.
  • Se Born to Run ha compiuto 30 anni e io l'ho comprato, è come se mio padre alla mia età (trent'anni fa esatti, 1975, con l'uomo già da 6 anni sbarcato sulla luna) si fosse messo a comprare 'Maramao perché sei morto' o, al più, Cole Porter. Senza sindacare sulla qualità di tale musica, uno strato di muffa sopra ce l'avrebbe trovato comunque. Born to Run, al di là di aspetti tecnici o di 'abbigliamento' della band (v. DVD contenuto nel cofanetto), resta assolutamente attuale, o comunque tra ciò che si ascolta oggi e Born to Run c'è qualche centinaio di chilometri di differenza in meno di quanta ce ne potesse essere nel 1975 tra Born to Run e Cole Porter.... che sia contato qualcosa il fatto che tra Cole Porter e Born to Run c'è stata una guerra mondiale di mezzo e tra Born to Run e oggi 30 anni di 'quasi' pace (si fa per dire... ma comunque non una guerra mondiale) ?
  • Ne doveva passare ancora di tempo, prima di poter chiamare quel tipo timido dalla barba incolta e un cappuccio di lana da gnomo in testa 'the Boss'!

Considerazione musicale:

  • all'epoca, il sassofono era sinonimo, in Italia, di Fausto Papetti o del 'lissio' di Casadei, e, altrove, di soul, rhythm&blues, funky, ma nessuno si sarebbe sognato di pensare al sax in una rock band. Pensate a una E Street band senza Clarence Clemmons ..... vedi dubbi risultati dello Springsteen anni 90 (a parte Tom Joad, ma è un capitolo separato dalla produzione 'standard'). Il sassofono diventa elemento fondamentale e trainante del rock springsteeniano e, da allora, non solo di quello.

Ricordi personali (concerto di Milano 1984):

  • circa 11 ore di Springsteen (4 sul pullmann all'andata, cassette 'preparatorie' al concerto, 3 di concerto, e altre 4 al ritorno, registrazioni pirata, fra cui la mia, che conservo gelosamente, fatte al concerto), senza alcun accenno di nausea da iperesposizione al Boss....
  • la calca all'ingresso, di cui, più dei problemi di soffocamento che, visto che sono piuttosto alto, non mi riguardano troppo anche nelle condizioni di ressa più fitta, ricordo l'impronta che una ragazzina, allora quasi 'troppo giovane' (adesso la considererei una coetanea) ma piuttosto carina, mi lasciò di sé sulla schiena, coi suoi seni acerbi ma ben percettibili, per quanto cercassi di limitare la pressione (quanto bastava ) per evitarle di dover rinunciare al concerto ancor prima dell'inizio. Era sul pullmann con me, poi, una volta entrati nello stadio, siamo finiti in zone diverse, al ritorno dormivamo tutti cullati dalle registrazioni del concerto, e comunque eravamo in settori ben lontani anche lì. Sul pullmann conoscevo quasi tutti, anche se non avevo particolari legami di amicizia con nessuno dei presenti, per cui ero abbastanza sicuro che prima o poi l'avrei anche rivista... invece fu la prima e l'ultima volta, per la morale si veda il testo de 'Le Passanti' di F. De André.
  • L'effetto terremoto del pubblico in delirio sul secondo anello di San Siro (il terzo, l'ammazzaprato, doveva ancora arrivare con Italia '90): chi era tifoso di calcio e c'era già stato lo sapeva che lo stado era 'flessibile', io no... panico a tratti. Per fortuna c'era la musica e non ci pensavo.

Conclusioni (sui 30 anni passati da Born to Run e sui 21 dal concerto di Milano):

  • (ancora da De André)   "..... e un ridere rauco e ricordi tanti, e nemmeno un rimpianto..."
    O quasi................... 
postato da: vagab alle ore 05/01/2006 01:40 | Permalink | commenti (2)
categoria:musica
domenica, 01 gennaio 2006
VagaB sta vagando senza meta. Quando casualmente ripasserà di qui 'forse' avrà voglia di raccontare ciò che ha visto....
postato da: vagab alle ore 01/01/2006 23:19 | Permalink | commenti (1)
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